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venerdì 15 luglio 2016

[Recensione] Le Catene di Eymerich - Valerio Evangelisti


Titolo: Le Catene di Eymerich
Autore: Valerio Evangelisti
Serie: Nicholas Eymerich
Editore: Mondadori
N° Pagine: 277
ISBN-10: 8804551585
Genere: Storico/horror/fantascienza














Dopo aver lasciato l'Aragona, l'inquisitore Nicholas Eymerich arriva a servizio diretto di papa Urbano V. Dal pontefice viene inviato nel borgo di Châtillon, in Valle d'Aosta, dove dovrà estirpare un piccolo gruppo di eretici catari, creduti ormai estinti. L'inquisitore parte con il suo seguito: una decina di soldati, un carnefice con due aiutanti, un notaio e altri tre preti inquisitori domenicani.
Appena arrivato sul luogo, si rende subito conto che nella bella valle, c'è Satana in azione. Strani apparizioni infestano la zona. Grossi topi con la mani umane o addirittura un uomo con una testa d'asino che passa, tra le risate della folla, nel mercato del paese. Com'è possibile che esistano creature del genere? Cosa nasconde il castellano nel vicino bosco?



Secondo volume (in ordine di pubblicazione, ma non in ordine temporale) dell'inquisitore Nicholas Eymerich. Stavolta lo scaltro domenicano dovrà indagare in un paesino sperduto tra le Alpi, in una magnifica vallata quasi fiabesca, se non per l'oscuro manto satanico steso su Châtillon.
Come nel primo volume, l'indagine inquisitoria sarà si al centro dell'attenzione, ma sarà continuamente alternata con capitoli ambientati in vari periodi del XX secolo. Tutto però avrà un unico filo conduttore, impossibile da individuare, almeno fino a metà opera e fino alla fine sarà altrettanto impossibile capire come si possano collegare le varie vicende.
Va detto però che dopo aver girato l'ultima pagina tutto torna. I collegamenti non sono banali, bisognerà ricordarsi di ogni singolo dettaglio dei vari capitoli del XX secolo per riuscire ad afferrare ogni sfumatura. Va pure detto che, dopo aver girato l'ultima pagina e aver scoperto il mistero, si ha anche la voglia di ricominciare da capo il libro e rileggere tutto con nuovi occhi, alla ricerca di tutti quei collegamenti e quelle sfumature che, per forza di cose, è impossibile notare duante la prima lettura.
Il libro non è lunghissimo, lo si legge tutto d'un fiato in pochi giorni. Gioia e dolore, in quanto, in così poche pagine, l'autore si concentra esclusivamente sulla trama e sull'inquisitore, tralasciando i personaggi secondari e riducendo le descrizioni al minimo indispensabile. Sempre parlando di narrazione, l'atmosfera creata da Evangelisti è cupa, perversa, sanguinosa e irreale, pur rimanendo all'interno degli irremovibili limiti storici autoimposti dall'autore. Infine bisogna sottolineare alcuni passaggi abbastanza ostici dove Evangelisti si addentra in alcune pratiche di biologia non alla portata di tutti.



venerdì 24 giugno 2016

[Recensione] Nicholas Eymerich Inquisitore - Valerio Evangelisti

Titolo: Nicholas Eymerich Inquisitore
Autore: Valerio Evangelisti
Editore: Mondadori
N° Pagine: 274
ISBN-10: 8804528826
Genere: Storico/horror/fantascienza















In un lontano futuro, l'uomo sarà in grado di spostarsi nel tempo e nello spazio grazie agli Psitroni, particelle che viaggiano più veloci della luce e che compongono la base dell'universo.
L'astronave psitronica Malpertuis è attraccata sulla luna ed è pronta per il viaggio che la porterà nella galassia di Gamma Sepentis per un'oscura e sconosciuta missione.
1352, la Peste Nera è quasi debellata, solo pochi rari casi resistono ancora. Uno di questi è il capo dell'Inquisizione di Saragozza, che muore dell’atroce malttia lasciando in eredità il suo titolo e la sua ultima indagine al giovane prete domenicano Nicholas Eymerich.
Eymerich si trova subito invischiato in qualcosa di diabolico. Poco dopo la sua nomina, infatti, nella cisterna dell'Aljaferia, il palazzo reale, viene ritrovato il cadavere di un bambino, sgozzato. Il vero problema non è la morte del neonato, ma il fatto che il corpo ha due facce. Oltre a quella normale ne ha un'altra dietro la testa, identica a quella davanti. Per di più, lo stesso giorno, sopra la città, compare per qualche attimo l'immagine effimera di una donna gigantesca. Quale piano diabolico ha congegnato stavolta Satana? Sarà in grado il nuovo "magister" Inquisitore a rimanere saldo nella fede e sconfiggere l'atavico nemico di Dio e dell'umanità? E infine, come si collega il viaggio dell'astronave con la storia dell'Inquisitore?



Diciamolo subito, Nicholas Eymerich: Inquisitore non è un libro per tutti. Violenze e atrocità sono dietro ogni angolo, così come macabri dettagli. Oltre a questo la scrittura non è delle più semplici, soprattutto nei brevi capitoli in cui l'autore cerca di spiegare cosa sono e come funzionano gli psitroni.
Dal punto di vista della rappresentazione storica Evangelisti è ineccepibile e riesce a catapultarci indietro di 700 anni, presentandoci un crudo spaccato della realtà dell'epoca.
Il punto focale della vicenda rimane comunque Eymerich, unico protagonista e unico personaggio decentemente descritto. La personalità dell'Inquisitore è quantomai distorta da una visione unilaterale e fanatica della fede in Dio: per Eymerich nulla è più importante che imporre la cristianità, eliminare gli infedeli e scongiurare le trame di Satana, con qualsiasi mezzo sia a sua disposizione. Non si fa problemi quindi a raggirare, uccidere e torturare, sia nemici che alleati, se ne vede un minimo profitto per la sua Sacra Missione.
Gli altri personaggi sono solo brevemente descritti, sempre in sottofondo rispetto al protagonista e alla sua ricerca tra i misteri che affliggono Saragozza e, una volta terminato il libro, ci si dimentica quasi subito di loro, surclassati in tutto e per tutto da Eymerich.
La trama non è banale e rimane oscura fin quasi alla fine del libro. Finale che comunque non fa luce su ogni retroscena o ogni singolo aspetto delle vicende. Anche capire bene tutti i collegamenti tra psitroni, Malpertuis, bambini bifronti e la figura della donna comparsa nel cielo è complicato e bisogna stare attenti ad ogni dettaglio.
Nonostante questo il libro rimane godibile dall'inizio alla fine, senza nessun punto morto e senza divagazioni inutili.



martedì 10 maggio 2016

[Recensione] La Leggenda del Vento - Stephen King




Titolo: La Leggenda del Vento
Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
N° Pagine: 382
ISBN-10: 8868362686
Genere: Fanta/thriller/horror/western













Nel mezzo del cammin verso la Torre Oscura, Roland con il suo ka-tet si trovaron costretti a rifugiarsi in un paese abbandonato per sfuggire allo Starkblast, una tempesta tanto violenta quanto mortale. Quale occasione migliore per farsi raccontare una storia dal vecchio Roland?
Così l’Ultimo Cavaliere racconta un’ avventura, una delle prime missioni affidategli dal padre dopo essere stato investito pistolero.
Il giovane Roland viene inviato ad indagare su una serie di omicidi causati da uno skin-man, un uomo capace di trasformarsi in animale, proprio come un licantropo. Indagando, il nostro giovane pistolero trova un bambino, che è testimone della metamorfosi della creatura anche se, nascosto com’era, il piccolo vede solo i piedi dell’assassino.
Per proteggere il bambino, Roland decide di chiudersi con lui in una cella della prigione, in attesa di far scorrere i sospetti davanti ai giovani occhi del testimone. Ma come fare per far addormentare lo spaventato testimone? Ovviamente con un racconto, un racconto chiamato La Leggenda Del Vento.
Parte così una storia dentro una storia: la Leggenda del Vento narra di un ragazzo, il giovane Tim, che si imbarca in un’avventura per scoprire la verità dietro la morte del padre boscaiolo. Questa avventura lo porterà ad affrontare una terribile foresta, piena di pericoli e luoghi strani, ma con grande coraggio e grazie anche ad aiuti inaspettati, Tim arriverà al scoprire l’oscura verità e a tornare al suo villaggio.
Anche il testimone di Roland, proprio come ha fatto Tim, deve prendere il coraggio a due mani e smascherare lo skin-man per consegnalo alla giustizia dei pistoleri.
Ora diciamo grazie-sai a Roland che ci ha raccontato due storie, ma oltre non può indugiare, la strada verso la Torre è ancora lunga.



E’ sempre bello incontrare dei vecchi amici che non si vedevano da tempo. Questa è la sensazione che si prova durante le prime pagine di questo ottavo volume della Torre Nera, che ora a lettura conclusa considero uno spin-off vero e proprio.
Niente da dire sulla narrazione, King da sempre il meglio di se quando racconta della Torre, diversamente qualcosa da dire sulla trama c’è. Non che sia brutta, ma mi aspettavo altro. Spacciandolo come “un romanzo della Torre Nera” mi aspettavo di leggere nuove avventure di Roland, non un flashback e una storia (che occupa la maggior parte delle pagine) totalmente staccata dal viaggio del pistolero, quasi che fosse come uno dei tanti libri-vettore di King. Questo però è l’unico punto negativo, il libro in se è molto bello, per nulla appesantito dalle solite interminabili descrizioni di King, anzi, ci da sempre quella sensazione di “quasi magia” che permea il Medio-Mondo, sempre in bilico tra qualcosa che conosciamo e qualcosa di sconosciuto.
Insomma, a parte la delusione iniziale, l’ultima opera del Re merita al pari degli altri volumi della serie, imperdibile per tutti i Fedeli Lettori!




giovedì 28 aprile 2016

[Recensione] Il Destino dell'Assassino - Robin Hobb





Titolo: Il Destino dell'Assassino
Serie: Uomo Ambrato vol. 3
Autore: Robin Hobb
N° Pagine: 785
ISBN-10: 
8834714318
Editore: Fanucci
Genere: Low Fantasy












Il principe Devoto deve mantenere la parola data alla sua futura sposa isolana Elliania: portare la testa del drago Ardighiaccio alla Casa delle Madri. Solo così dimostrerà il suo valore e potrà sposare Elliania sancendo in modo definitivo la pace e l'alleanza tra i Sei Ducati e le Isole Esterne. Fitz ovviamente seguirà il principe nella sua impresa, con tutto il seguito della Confraternita dell'Arte e la nuova Confraternita dello Spirito, verso la misteriosa isola Aslevjal, nel cui ghiacciaio è intrappolato il drago. Ma esiste davvero Ardighiaccio? Ed è possibile che sia ancora vivo dopo secoli? Oppure è solo una leggenda isolana? Il Matto è convinto che il drago esista e si oppone alla sua uccisione poiché nel futuro da lui previsto, il mondo può seguire una strada migliore solo se Ardighiaccio rimane in vita.
Dopo un viaggio alla scoperta del popolo e delle usanze delle Isole Esterne, il gruppo arriva infine sulla tetra Aslevjal. Fitz si accorge subito che sull'isola c'è qualcosa di malefico all'opera e un'oscura figura segue il gruppo, invisibile. Cosa nasconde l'isola? Dov'è il drago? Che futuro ha visto il Matto?



Si parte all'avventura! Il libro precedente, nella sua lentezza, ha creato una situazione di svolta e l'autrice se ne approfitta gettandoci subito in un vortice di azioni e conseguenze, misteri e drammi, gioie e dolori... insomma, la vita di FitzChevalier Lungavista.
Con questo libro l'autrice ci mostra un altro angolo del suo mondo, esplorando le Isole Esterne e le usanze di quel popolo matriarcale. Inoltre la Hobb riprende alcune trame della prima trilogia che credevamo concluse (anche se con un po' di mistero) e le riporta alla vita, per dar loro una degno finale. Vedremo così la Guerra delle Navi Rosse da un nuovo punto di vista e scopriremo risvolti inaspettati degli eventi di quindici anni fa, che ancora si ripercuotono tra gli isolani.
Come sempre, l'autrice sfoggia una narrazione eccellente, che ci avvolge e ci attira nel suo mondo nel modo più completo, per poi pungolarci continuamente questa o quella emozione a suo piacimento, senza possibile opposizione da parte nostra. Certo, non tutte le scelte sono condivisibili (il rapporto Fitz-Urtica, il passaggio da Matto a messer Dorato, la figura di Molly, la storia dei Pezzati lasciata in disparte e chiusa frettolosamente) e tutti vorremmo un vero lieto fine per Fitzy (invece del "solito" finale agrodolce), ma nella vita non sempre possiamo decidere in che modo far andare le cose. Rimane quindi quel dubbio: come sarebbe andata se... ma non lo sapremo mai.
Tanto di cappello all'autrice che è stata capace di creare un rapporto tra Fitz e il Matto incredibilmente profondo e complesso e, nello stesso tempo, è riuscita a chiudere ogni cosa, lasciando però un piccolissimo spiraglio di possibilità future.
Quella di Fitz è una storia che merita il nostro tempo, non c'è nulla da fare. Che ci piaccia il fantasy o no, i libri della Hobb vanno letti, vanno vissuti e alla fine si costruiscono un piccolo rifugio dentro di noi. E il giorno dopo aver girato l'ultima pagina, se si sente una fitta di tristezza pensando che non ci sarà più Fitz a tenerci compagnia, basterà andare in quel posticino accogliente dove bere tranquillamente una tazza di té fumante che riscalda il cuore insieme a Fitz, Umbra, il Matto, Burrich e tutti gli altri.




La seguente recensione è a cura di Beps
(ATTENZIONE! contiene forti spoiler si su questo libro e sui precedenti)


Chiudo “il destino dell’assassino” con la consapevolezza di aver finito di leggere una delle piu’ belle storie fantasy scritte negli ultimi 30 anni. Parlo di storia e non di libro o trilogia perché questo ultimo volume dell’”Uomo Ambrato” va a chiudere tutto quello iniziato con “L’Apprendista Assassino”
Sarebbe sbagliato anche considerare separate i due cicli della Hobb, dopo aver letto questo sono sempre piu’ convinto che si tratti di una esalogia e non di due trilogie.
Ogni nodo, ogni situazione rimasta in sospeso, ogni buco lasciato aperto dal primo libro (e per primo intendo L’Apprendista Assassino), tutto viene chiarito e viene data una conclusione a una storia così intensa per avvenimenti e sentimenti che raramente avevo letto prima.
E’ la storia di Fitz, che abbiamo conosciuto da bambino…
L’abbiamo visto allevare da Burrich prima e da Umbra dopo. Abbiamo letto tutti i torti subiti. L’abbandono da parte della madre, il rifiuto da parte del padre. La severità e l’amore di Burrich, i misteri e la “scuola di Umbra” e le stravaganze di Pazienza. Abbiamo letto della sua adolescenza, delle sue ribellioni, del suo legame con il Lupo, l’amicizia con il Matto, il rispetto per Veritas, l’amore per Molly.
Abbiamo vissuto il dolore per la perdita del nonno Re, la sua pazzia e con lui la sua prigionia e tortura, la sua morte e la sua rinascita.. abbiamo letto e condiviso la sua rabbia per Regal, il desiderio di vendetta.. e poi il dolore di aver perso tutto. Tradito dal suo amore, dal suo padre adottivo… abbiamo letto e condiviso il dolore delle solitudine interrotta solo da brevi momenti grazie al Lupo e al Matto e abbiamo vissuto le sue rinunce al dolore. Ma non si può rinunciare al dolore senza rinunciare anche alla gioia.
Abbiamo vissuto la corte, abbiamo viaggiato per le montagne, ci siamo persi nell’Arte e abbiamo conosciuto lo Spirito.
Nella seconda trilogia viviamo un Fitz adulto, isolato da resto del mondo e richiamato solo da quel senso di responsabilità che la sua famiglia gli impone, e così da quasi re del regno ritorna a Castelcervo come servitore, perché lui è il Bastardo dello Spirito che tutti credono morto.
E l’avventura riinizia, prima con il salvataggio di suo "nipote" Devoto conclusasi con enorme dolore con la morte di Occhi-di-notte, poi a corte con la difficile ripresa dei rapporti personali e la difficoltà di celare la sua reale identità, ma è con l’ultimo libro, Il Destino dell’Assassino che la Hobb si supera.
Vengono messi in moto degli eventi che andranno a incastrarsi con tutto quello scritto fin’ora.
La cerca di Ardighiaccio è epica. Un viaggio per mare, l’arrivo sulle Isole Esterne e l’avventura nei ghiacci con il ritorno a sorpresa di Burrich, commovente quanto inaspettato, eventi che finalmente renderanno tutta la gloria e l’onore a un uomo che ha dato tutto e che indietro non ha mai ripreso niente.
La seconda metà del libro è proprio questa, un emozionante “mettere a posto le cose" ed è impossibile per il lettore (ma io parlo di me) non leggere il tutto con un mezzo sorriso da ebete stampato in faccia.
Così quando Fitz finalmente conosce la figlia, quando si rivela a Molly, quando tutte le emozioni che aveva celato nel drago del terzo libro, quando, insomma, la sua reale identità torna a galla, è impossibile non essere felici per questo ragazzo.
È doveroso per me ringraziare la Hobb, autrice di una storia magica, mai banale, dove ha creato dei personaggi così veri che è impossibile lasciarli senza un senso di mancanza reale difficile da descrivere.
Con fitz ho viaggiato per le montagne, ho cacciato e pensato come un lupo, sono sopravvissuto ad agguati mortali, ho assassinato per conto del re, sono stato avvelenato, ho navigato per mare, partecipato a guerre, risvegliato draghi, viaggiato nel tempo e nello spazio tramite i pilastri degli Antichi, volato sui draghi, amato e odiato. Il tutto circondato da una serie di personaggi memorabili quali Burrich, Umbra, Devoto, Ciocco (ma quanto l'ho odiato all'inizio), Kettriken, Veritas, il Matto (la sua storia, il suo amore per Fitz meriterebbe poi un commento a parte)

non è cattivo come Abercrombie
non è complesso come Martin
non è magico come Sanderson
non è epico come Eriksson
non è originale come Gaiman

ma nessuno di questi autori fin qui da me letti ha creato qualcosa così fantasy e così vero allo stesso tempo. La storia scritta dalla Hobb è unica e meravigliosa. Amore e amicizia, onore e sacrificio il tutto ambientato in mondo dove la magia non viene praticata da maghi, dove i draghi sono quelle creature magiche che abbiamo amato nelle favole da bambini.. La storia di Fitz è una favola e dopo 5 conclusioni amare e dopo tutti dispiacere finalmente il lieto fine che merita.


6 libri, un'unica meravigliosa storia da leggere tutta d’un fiato.



mercoledì 27 aprile 2016

[Recensione] La Furia dell'Assassino - Robin Hobb





Titolo: La Furia dell'Assassino

Serie: Uomo Ambrato vol. 2
Autore: Robin Hobb
N° Pagine: 607
ISBN-10: 
8834715535

Editore: Fanucci
Genere: Low Fantasy













E così Fitz torna a Castelcervo, impigliandosi di nuovo in quella ragnatela di intrighi e politica conosciuta durante l'infanzia. Eccolo di nuovo accanto ad Umbra, al misterioso Matto/messer Dorato, alla regina Kettriken e al principe Devoto, nel duro lavoro di portare avanti il regno dei Sei Ducati. La situazione del regno non è delle migliori: la minaccia dei Pezzati si è affievolita, ma è ancora presente; Borgomago, in guerra con Calched chiede aiuto; la fragile pace con le Isole Esterne rischia di andare in frantumi se Devono non sposerà la "principessa" degli isolani.
Oltre a tutto ciò, Fitz deve fare i conti con innumerevoli problemi personali, tra i quali prendersi cura del figlio adottivo Ticcio e la sua strana relazione con Jinna.



Questo libro provoca emozioni contrastanti. La prima metà dell'opera è monotona e noiosa, non succede quasi nulla se non la presentazione di qualche nuovo personaggio secondario o il lento ingarbugliarsi delle relazioni sentimentali di Fitz (strano, vero?). Sarà che stavolta l'autrice ha esagerato inserendo troppi fili da seguire tutti contemporaneamente, oppure sarà l'ambientazione stazionaria (non si esce mai da Castelcervo o dal Borgo) che rallentano molto il proseguo della storia.
La vera lettura parte da metà esatta, quando finalmente le varie sottotrame cominciano a dipanarsi, a intrecciarsi nuovamente in modo inaspettato pagina dopo pagina e finalmente l'autrice comincia a fare sul serio. Questi fatti si legano perfettamente con gli eventi della prima trilogia di Fitz e con la successiva trilogia di Borgomago (di cui si consiglia vivamente la lettura per non cadere in spoiler esagerati) e gettano formidabili basi per il terzo e ultimo libro della serie, che si prospetta eccezionale.
Come al solito, la Hobb eccelle nel suscitare forti emozioni nel lettore, dolore, gioia e rabbia (soprattutto verso Fitz, quando arriva quel momento in cui, con le lacrime agli occhi, si comincia a gridare "DIGLIELO FITZ! DIGLIELO!"). Ormai lo stile dell'autrice lo conosciamo, è in grado di avviluppare tutti i sensi del lettore all'interno della sua opera e di rendere appassionante anche un capitolo dove c'è solo un lungo dialogo tra Fitz e Umbra.
Peccato veramente per la prima parte che taglia le gambe all'opera, altrimenti sarebbe stata eccelsa sotto ogni punto di vista.





La seguente recensione è a cura di Beps

Tanta carne al fuoco, peccato che sembra troppa e tenda a non cucinarsi mai, il secondo volume della trilogia dell'Uomo Ambrato è un libro di passaggio.
Fitz, ormai sempre più nei panni dello Striato è ormai di casa a Castelcervo e questo tende a rendere statico l'intero libro.
Certo di cose ne succedono, ma non smovuono mai la situazione come era avvenuto negli altri libri.
Inoltre il libro soffre di due grandi difetti: Occhi-di-notte e il Matto. Il primo era un compagno da ormai 3 libri e la sua mancanza pesa in questo enormemente. Manca la sua ironia, la sua saggezza.. Fitz è già un uomo segnato da mille tragedia e scuro di suo e il lupo era la luce nella sua oscurità. Con il Matto la storia è diversa perché causa un litigio tra i due è praticamente assente.
Il libro quindi vede Fitz affrontare tutta una serie di situazioni da solo e nonostante ci siano Umbra e Devoto, questi non hanno il carisma e la presenza enorme che avevano il Profeta Bianco e il lupo.
Sono moltissime inoltre le informazioni sulla "mitologia dei Sei Ducati" che la Hobb in questo libro rivela (sicuramente dopo questo volume la curiosità di leggere la trilogia di Borgomago è tanta), il fatto è che tutte queste informazioni muovono poco...
Dopo una prima parte troppo lenta il libro migliora sensibilmente man mano che si va avanti, insomma una lenta preparazione a gonfiare tutto quello che conterrà il Destino dell'Assassino.
I difetti del libro però non tolgono la bellezza della lettura e la curiosità che una maestra come Hobb sa scatenare con le sue parole..





venerdì 22 aprile 2016

[Recensione] Il Risveglio dell'Assassino - Robin Hobb






Titolo: Il Risveglio dell'Assassino
Serie: Uomo Ambrato vol. 1
Autore: Robin Hobb
N° Pagine: 637
ISBN-10: 8834713443

Editore: Fanucci
Genere: Low Fantasy












Sono passati quindici anni dalla Guerra delle Navi Rosse, quindici anni che Fitz (che ora si fa chiamare Tom lo Striato, per rimanere anonimo) ha passato come un eremita in una casetta vicino all'ormai abbandonato paese di Forgia, con la sola compagnia di Occhi-di-notte e Ticcio, un bambino da lui adottato (che ormai è un ragazzo).
Solo qualche sporadico viaggio al mercato vicino e qualche visita della cantastorie Stornella hanno tenuto legato Fitz con il mondo.... Finché non è tornato Umbra. E con lui sono arrivate le brutte notizie. I Sei Ducati sono in subbuglio: i Pezzati, persone con la disprezzata magia dello Spirito, insorgono ovunque a portare scompiglio e per di più il principe Devoto è scomparso da Castelcervo.
A causa anche dell'intervento del Matto, Fitz abbandona la sua tranquilla vita per inoltrarsi nuovamente nella politica del regno e cercare di salvare i Sei Ducati e i Lungavista da una fine disastrosa.





Primo libro della seconda trilogia di Fitz, le aspettative erano alte e per la maggior parte confermate.
Il volume si divide in tre parti fondamentali:
- la prima parte dove l'autrice ci racconta la vita solitaria di Fitz e cos'è successo in questi quindici anni
- la seconda è il ritorno di Fitz a Castelcervo, con un continuo risvegliarsi di antiche emozioni
- la terza è il viaggio di Fitz, Occhi-di-notte e il Matto alla ricerca del principe Devoto.
La prima parte è quella più ricca di emozioni, seppur contrastanti. Ritrovare Fitz già di per sé è una gioia, ma leggere delle sue perdite è molto triste; così come ritrovare il Matto porta un'allegria subito rubata dalla perdita di una vita tranquilla fatta di cose semplici, tanto desiderata e duramente conqusitata da Fitz. La Hobb ha già dimostrato nella Trilogia dei Lungavista di saper trasmettere forti emozioni nel quotidiano e nelle piccole cose e questa stessa abilità la ritroviamo fortunatamente anche qui, come la sua capacità di trasmettere quelle forti emozioni agrodolci ai suoi lettori.
Le altre parti sono quelle più avventurose, con azione, combattimenti, inseguimenti e magia, dove impareremo a conoscere meglio i Pezzati, l'Antico Sangue e Devoto.
I personaggi sono in numero minore rispetto ai libri precedenti e seguiremo praticamente per tutto il libro solo Fitz con il suo lupo e il Matto, con alcune brevi comparse di altri personaggi vecchi e nuovi. L'autrice prende il suo tempo e ci racconta quanto sono maturati i suoi protagonisti, fisicamente e caratterialmente, e quanto è cambiato il legame tra loro.
La trama è abbastanza lineare, ma ha buoni spunti e colpi di scena e la sua lentezza serve soprattutto per portare avanti la crescita e caratterizzazione dei personaggi, ottimamente sviluppati. Questo, unito ad una narrazione perfetta, riesce a risucchiare nuovamente il lettore all'interno dei Sei Ducati e nella dura vita di Fitz.
L'unico rammarico che possiamo avere leggendo questo libro sono alcune situazioni non chiarite, alcuni passaggi nebulosi e altri su cui bisogna rimuginare un po' su quanto successo a Fitz nella trilogia precedente per riuscire a capirne bene tutte le sfumature o le reazioni del suddetto personaggio.




Recensione a cura di Beps

Riprendo in mano la Hobb dopo due mesi da aver letto la prima trilogia ed è come se non fosse passato nemmeno un giorno… Come il pifferaio magico questa autrice ha la capacità di imbambolarmi con la sua scrittura, di rapirmi e non farmi provare altro che voglia di leggere finchè il libro non è finito.
Devo dire anche non vedevo l’ora di tornare con Fitz e OcchidiNotte
15 anni sono passati dagli eventi raccontati nella trilogia dell’assassino ma rimettersi a leggere la storia di Fitz è come non averlo mai lasciato nemmeno per un giorno. La Hobb, con una maestria unica, riprende da dove aveva lasciato, con uno stile semplice e lineare. Un po' come era stato in precedenza ci troviamo nella mente e nel corpo di Fitz, ora chiamato Tom lo striato, bastardo reale autoesiliatosi dopo che ha sacrificato tutto e di piu’ per il regno.
In questa nuovo libro viene approfondita la magia dello spirito, quel legame che unisce uomo ad animale che era stata volutamente sospesa nei precedenti a favore dell’Arte. La storia sostanzialmente si divide in due parti. La prima dove troviamo Fitz con i suoi dubbi e le sue paure, la sua vita solitaria e il ricongiungimento con il Matto. Nella seconda decide di tornare a corte per sventare il complotto di chi vuole detronizzare i Lungavista.
Fantasy unico, con uno stile semplice, dove non ci sono battaglie campali, stregoni e magie portentose, dove la magia piu’ potente è quella che lega i personaggi e come al solito c’è tutto: Tragedia, nuovi amori, morte e tradimenti, aspettative e speranza.
Come sempre la principale forza è il protagonista, il suo legame con il lupo e la sua grandissima forza di volontà e sacrificio. Un lungo viaggio nella sua coscienza e quella voglia che sente il lettore di immedesimarsi con Fitz e cercare di “comunicare” con lui... DIGLI CHI SEI, DI A TUTTI CHI SEI!






lunedì 18 aprile 2016

[Recensione] L'Estate della Paura - Dan Simmons





Titolo: L'Estate della Paura
Autore: Dan Simmons
Editore: Gargoyle
N° Pagine: 692
ISBN-10: 8889541695
Genere: Horror













Giugno 1960, finalmente anche nel piccolo paese rurale di Elm Heaven è giunto l’ultimo giorno di scuola. All’interno della Old Central School però, il tempo sembra non passare mai. Il giovane Tubby decide di darsi alla fuga passando dai bagni posti nella cantina della scuola. Da quel momento nessuno lo vide più.
Questo è solo il primo degli strani eventi di quell’estate che i sei amici (Dale e il fratellino Lawrance, Mike, Jim, Kevin e Duane) sono costretti ad affrontare. Tra giornate passate giocando a baseball, folli corse in bicicletta e avventure per i boschi della campagna, sembra proprio che “qualcosa” sia in agguato nell’ombra.
Cose oscure cominciano a strisciare per il placido paese, inspiegabili e orribili eventi colpiscono i sei ragazzi e tutto sembra ruotare intorno alla vecchia scuola... o qualcosa contenuto al suo interno.
I sei cominciano a studiare un piano, il cui punto focale saranno le ricerche di Duane, il più intelligente del gruppo, il quale scopre macabri risvolti storici di Elm Heaven che sembrano essere collegati all’orrore che stanno vivendo.



Facciamo subito una premessa. Avendo letto anche IT di Stephen King, è impossibile non fare il paragone tra le due opere. In entrambi c’è una tranquilla cittadina, in entrambi questa cittadina è afflitta da un antico male e in entrambi è un gruppo di ragazzi che deve affrontarlo.
Ma King è King e IT è uno dei suoi capolavori, per cui lasciamolo la dov’è che sta bene così. Parliamo invece di Simmons. L’autore ha scritto un horror molto classico, dove a far paura è il ritrovarsi da soli al buio in una cantina allagata con “qualcosa” di freddo che striscia contro la gamba, oppure un’ombra nera che esce dall’armadio e si infila sotto il nostro letto, proprio mentre andiamo a dormire. Certo, sono degli evergreen e funzionano sempre, peccato però che il tutto cade quando l’orrore viene infine allo scoperto, togliendo quella sensazione di paura dell’ignoto o quando, nella seconda metà dell’opera, si vede un gruppo di undicenni armati fino ai denti che affrontano ad armi spianate incubi viventi meglio di una squadra di marines.
Lo stile di Simmons è fluido e non si incaglia mai, anzi in alcune occasioni fin troppo stringato, rendendo alcune vicende nebulose. La caratterizzazione dei personaggi è buona, così come quella di Elm Heaven e soprattutto dell’orrore strisciante che assilla la città.
La trama ha il suo fascino e incuriosisce subito il lettore, soprattutto quando si comincia a far luce sugli eventi passati che hanno portato alla situazione attuale. Peccato che, a lettura conclusa, rimangano molte domande senza risposta, soprattutto per la parte finale del libro.