lunedì 22 febbraio 2016

I sogni di Neil Gaiman


Neil Gaiman, all'anagrafe Neil Richard MacKinnon Gaiman, è uno scrittore, fumettista, giornalista e sceneggiatore televisivo e radiofonico britannico.


Neil Gaiman
Nato a Portchester, un suburbio di Portsmouth (nel Hampshire), il 10 novembre 1960 da una famiglia ebraica di origini polacche ed est-europee. Il suo bisnonno emigrò dal Belgio all'Inghilterra prima del 1914, ma fu suo nonno a stabilirsi a Portsmouth, dove aprì una catena di drogherie. Il padre di Neil, David Bernard Gaiman, lavorò nei negozi del nonno, mentre sua madre, Sheila Gaiman (all'anagrafe Goldman), fu una farmacista. Ha due sorelle minori, Claire e Lizzy.
Nel 1965 la famiglia si trasferì nella città di East Grinstead, nel West Sussex (sud ovest dell'Inghilterra). Qui i genitori di Neil studiarono Dianetica (un insieme di regole e pratiche che riguardano la relazione metafisica tra mente e corpo, creata da L. Ron Hubbard) nel centro cittadino di Scientology (attualmente Claire lavora per la Chiesa di Scientology di Los Angeles). Nonostante questo, Neil dice di non appartenere a questo credo e ha espresso questo suo punto di vista: "penso che possiamo affermare che Dio esiste nell'Universo DC. nel nostro universo non so, penso che ci sia una possibilità del 50%. Non mi importa veramente."

A 4 anni Neil era già in grado di leggere e già da piccolo amava la lettura. Intorno ai 10 anni la lettura di The Ka of Gifford Hillary e The Haunting of Toby Jugg di Dennis Wheatley cominciò a tracciare la strada dell'autore. Un altro importante libro che lo impressionò particolarmente fu, ovviamente, Il Signore degli Anelli, di cui inizialmente ebbe solo i primi due volumi. Il terzo arrivò grazie alla vittoria di un premio scolastico.
Per il settimo compleanno, ricevette in regalo Le Cronache di Narnia di C. S. Lewis di cui disse: "ammiro l'utilizzo delle istruzioni per il lettore messe tra parentesi, dove parla solo con te... io pensavo 'Oh mio Dio, è così fico! Voglio farlo! Quando diventerò autore voglio essere in grado di fare queste cose tra parentesi'. Mi è piaciuto il potere delle parentesi".
Altre opere che segnarono la sua infanzia furono Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll e i fumetti di Batman.

Neil fu educato in varie scuole cristiane, tra cui la Fonthill School di East Grinstead, l'Ardingly College (1970–74) e la Whitgift School di Croydon (1974–77).
Visse in East Grinstead fino al 1980 e poi nuovamente dal 1984 al 1987.
Conobbe la sua prima moglie, Mary McGrath, mentre lei studiava Scientology e si sposarono nel 1985, dopo la nascita del loro primo figlio, Michael.
Versione Simpson

Da bambino e ragazzo, quindi, Neil lesse i lavori di  C. S. Lewis, J. R. R. Tolkien, Lewis Carroll, Mary Shelley, Rudyard Kipling, Edgar Allan Poe, Michael Moorcock, Alan Moore, Ursula K. Le Guin, Harlan Ellison, Lord Dunsany and G. K. Chesterton. Intorno ai vent'anni, contattò il suo scrittore di fantascienza preferito, R. A. Lafferty, chiedendo consigli su come diventare scrittore. Lafferty rispose al giovane con una lettera, incoraggiandolo e con una lunga lista di consigli letterali.
Nei primi anni '80 perseguì la strada del giornalismo, scrivendo articoli, interviste e recensioni, cominciando a conoscere il mondo editoriale e creando quelle connessioni che sperava avrebbero potuto aiutarlo nel farsi pubblicare. Scrisse molto per la British Fantasy Society e la sua prima pubblicazione fu il racconto fantasy "Featherquest", pubblicato su Imagine Magazine nel maggio 1984.

Sempre nel 1984, mentre aspettava il treno nella Victoria Station si Londra, Gaiman notò una copia di Swamp Thing di Alan Moore, che lesse attentamente. Il fresco e vigoroso approccio di Moore ai fumetti ebbe impatto su Gaiman, che successivamente scrisse: "è stata l'ultima goccia, ciò che era rimasto della mia resistenza venne sbriciolato. Da quel momento cominciai a fare visite regolari al negozio Forbidden Planet di londra a comprare fumetti.

Fu in quell'anno che scrisse due libri: una biografia del gruppo musicale Duran Duran e "Ghastly Beyond Belief", un libro di citazioni in collaborazione con Kim Newman. Nonostante fosse convinto di aver fatto un pessimo lavoro, la prima edizione del libro fu venduta rapidamente, ma quando Gaiman andò a cedere i diritti del libro, scoprì che l'editore era in bancarotta.
In questo periodo scrisse molti articoli per riviste inglesi, anche sotto pBuona Apocalisse a tutti!seudonimi (come Gerry Musgrave e Richard Grey). Interruppe la sua carriera giornalistica nel 1987.


COMICS E GRAPHIC NOVELS

Dopo aver stretto amicizia con l'autore di fumetti Alan Moore, Gaiman cominciò anche lui quella carriera, succedendo Moore nella scrittura delle avventure di Marvelman, disegnate da Mark Buckingham. Scrisse anche tre graphic novels e, stupita dai suoi lavori, nel febbraio '87 la DC Comics lo ingaggiò e gli affidò il compito di riscrivere un vecchio personaggio: The Sandman.
The Sandman racconta la storia di una creatura antropomorfica senza età che è l'impersonificazione dei sogni. La serie cominciò nel 1989 e finì nel 1996 dopo 75 numeri, diventando una delle più vendute della DC, superando anche Batman e Superman.
Lo studioso Les Daniels affermò che il lavoro di Gaiman fu stupefacente e The Sandman è un mix di fantasy, horror e humor come mai visto prima in un fumetto.
The Sandman
Durante la prima decade del 2000 lavorò anche per la Marvel, scrivendo due serie: Marvel 1602 e The Eternals.

Quando gli chiesero come mai ama i fumetti più di altri mezzi per raccontare storie, Gaiman disse che la gioia maggiore nel creare fumetti deriva dal fatto che è un territorio inesplorato, come immergersi nella giungla e farsi strada a colpi di machete. Quando scrive libri invece è dolorasemte consapevole di lavorare attraverso un media che le persone hanno usato per scrivere cose brillanti negli ultimi 3-4000 anni.


ROMANZI


Shadow, protagonista di American Gods
Nel 1990 venne pubblicato il primo vero romanzo di Gaiman: Good Omens in collaborazione con Terry Pratchett (conosciuto per la serie Discworld).
Dobbiamo aspettare il 1996 per vedere il primo romanzo in solo di Gaiman, Neverwhere, un romanzo tratto dall'omonima serie televisiva della BBC scritta dallo stesso Gaiman.
Stardust, del 1999 fu invece il primo pubblicato anche in edizione illustrata.
Il vero successo in campo puramente letterario arrivò con American Gods, pubblicato nel 2001. Fu un bestseller e vinse numerosi premi. Gaiman non scrisse mai un vero e proprio seguito del libro, ma nel 2005 riprese uno dei personaggi di American Gods (Mr. Nancy) nel libro Anansi Boys del 2005. Anansi Boys debutto dritto al primo posto della The New York Times Best Seller list.
Nel 2008 pubblicò The Graveyard Book, un libro per bambini fortemente influenzato da Il Libro della Giungla di Rudyard Kipling dove un ragazzo di nome Bud, dopo l'assassinio dei genitori, è lasciato a crescere in un cimitero.
Il più recente The Ocean at the End of the Lane, del 2013, è stato votato come libro dell'anno in Inghilterra e narra di una persona senza nome che torna al suo paese natale per un funerale e comincia a ricordare eventi di quarant'anni prima. I temi trattati in quest'oepra sono la ricerca di sé stessi e il passaggio dall'infanzia all'età adulta.


FILM e TV

Il rapporto di Gaiman con grande e piccolo schermo è ambivalente e cominciò nel 1996 quando scrise la serie dark fantasy Neverwhere per la BBC. Scrisse anche episodi di Babylon 5, Doctor Who e produsse un documentario sui fumetti per History Channel. Nel 2011 finì anche nel ruolo di sé stesso in un episodio dei Simpson intitolato "The Book Job".
I protagonisti di Neverwhere
Al contrario, molti lavori di Gaiman sono stati adattati al grande schermo, primo di tutti Stardust nel 2007, interpretato, tra gli altri, da Robert De Niro, Michelle Pfeiffer e Claire Danes.
Nel 2009 invece uscì uno stop-motion di Coraline, mentre nel 2015 è stata annunciata una serie TV basata su Americon Gods.


VITA PRIVATA

Dal 1992 Gaiman vive vicino a Menomonie, Wisconsin, USA, trasferitosi per rimanere vicino alla sua prima moglie Mary McGrath, da cui ha avuto tre figli: Michael, Holly e Madeleine.
Dal 2013 ha una casa anche a Cambridge, Massachusetts.
Nel 2011 si è rispostato con la cantante Amanda Palmer da cui ha avuto il figlio Anthony a settembre 2015.
Simpson
È grande amico della cantautrice americata Tori Amos, la quale è una grande fan di Sandman. L'amicizia iniziò nel 1991 quando Tori Amos citò per la prima volta Gaiman in una canzone "Neil and the Dream King". Per pareggiare i conti, Gaiman incluse Tori come albero parlante in Stardust. Amos ha menzionato più volte Gaiman all'interno delle sue canzoni.
Con Todd McFarlane, il creatore di Spawn, invece ha avuto una furiosa lite legale quando McFarlane chiese a Gaiman di collaborare per la creazione della serie, nel 1993. Gaiman creò così tre personaggi: Angela, Cogliostro e Medieval Spawn, che furono utilizzati negli anni a venire. 
Il disaccordo fu sulla proprietà dei diritti di tali personaggi quando McFarlane iniziò ad utilizzarli senza chiedere il permesso a Gaiman.
La causa legale si concluse nel 2004 in tribunale, dove il giudice affermò che la creazione dei personaggi era a parimerito di Gaiman e McFarlane ed entrambi sono proprietari dei diritti di utilizzo.
Gaiman ha un ottimo rapporto con i fan e utilizza prevalntemente Twitter (@neilhimself, 2,2 milioni di follower) e Tumblr per mantenersi in contatto con loro.


BIBLIOGRAFIA (parziale)


  • 1990 (Good Omens)

Sulla base delle Profezie di Agnes Nutter, Strega (messe per iscritto nel 1655 prima che Agnes facesse saltare in aria tutto il villaggio riunito per godersi il suo rogo), il mondo finirà di sabato. Sabato prossimo, per essere proprio precisi. È per questo motivo che le temibili armate del Bene e del Male si stanno ammassando, che i Quattro Motociclisti dell'Apocalisse stanno scaldando i loro poderosissimi motori e sono pronti a lanciarsi per strada, e che gli ultimi due scopritori di streghe si preparano a combattere la battaglia finale, armati di istruzioni clamorosamente antiquate e di innocue spillette. Atlantide sta emergendo, piovono rane dal cielo. Gli animi si surriscaldano... Bene bene. Tutto sembra proprio andare secondo il Piano Divino. Non fosse che un angelo un filo pignolo (ma giusto un filo, per carità) e un demone che apprezza la bella vita - ciascuno dei quali ha passato tra i mortali sulla Terra parecchi millenni e si è, come dire?, affezionato a usi e costumi umani - non fanno esattamente salti di gioia davanti alla prospettiva dell'incombente catastrofe cosmica. E allora, se quei due (Crowley e Azraphel) vogliono che quanto profetizzato non si compia, devono mettersi al lavoro subito per scovare e uccidere l'Anticristo (mica una bella cosa, visto che è un ragazzino simpaticissimo). Ma c'è un piccolo problema: sembra proprio che qualcuno lo abbia scambiato con qualcun altro...

  • 1996 (Neverwhere)

Richard è un giovane uomo d'affari, per un atto di generosità si trova catapultato lontano da una vita tranquilla e gettato in un universo che è al tempo stesso stranamente familiare e incredibilmente bizzarro. Qui incontra una ragazza di nome Porta e le persone che vogliono ucciderla. Poi un angelo che vive in un salone illuminato dalle candele, e un signore che abita sui tetti. Dovrà attraversare un ponte nella notte sulla via di Knightsbridge, dove vive il Popolo delle Fogne; c'è la Bestia nel labirinto, e si scoprono pericoli e piaceri che superano la fantasia più sfrenata. Richard troverà uno strano desiderio che lo attende.

  • 1999 Stardust

In una fredda sera di ottobre una stella cadente attraversa il cielo e il giovane Tristan, per conquistare la bellissima Victoria, promette di andarla a prendere. Dovrà così oltrepassare il varco proibito nel muro di pietra a est del villaggio e avventurarsi nel bosco dove ogni nove anni si raccoglie un incredibile mercato di oggetti magici. È solo in quell'occasione che agli umani è concesso inoltrarsi nel mondo di Faerie. Tristan non sa di essere stato concepito proprio lì da una bellissima fata dagli occhi viola e da un giovane umano e non sa neppure che i malvagi figli del Signore degli Alti Dirupi sono anche loro a caccia della stella...

  • 2001 American Gods - vincitore di Hugo, Nebula, Bram Stoker and Locus Awards

Dopo tre anni di prigione Shadow sta per tornare in libertà quando viene a sapere della morte misteriosa della moglie e del suo migliore amico. Sull'aereo che lo riporta a casa l'uomo riceve una proposta di lavoro da un tipo piuttosto enigmatico, Mister Wednesday: Shadow accetta, ma gli servirà ancora qualche tempo per scoprire chi sia in realtà il suo capo, chi siano i suoi compagni d'affari e chi i suoi concorrenti.

  • 2002 Coraline - vincitore di Hugo, Stoker, Locus, British SF e Nebula Award

In casa di Coraline ci sono tredici porte che permettono di entrare e uscire da stanze e corridoi. Ma ce n'è anche un'altra, la quattordicesima, che dà su un muro di mattoni. Cosa ci sarà oltre quella porta? Un giorno Coraline scopre che al di là della porta si apre un corridoio scuro, e alla fine del corridoio c'è una casa identica alla sua, con una donna identica a sua madre. O quasi. 

  • 2005 Anansi Boys - vincitore British e Locus Fantasy Awards

Quando il papà di "Ciccio Charlie" dava un nomignolo a qualcosa, quel nomignolo rimaneva. Come quando chiamò Ciccio Charlie "Ciccio Charlie", appunto. Anche adesso, vent'anni dopo Charlie Nancy non riesce a liberarsi di questo fastidioso appellativo, uno dei tanti imbarazzanti "doni" che il padre gli ha fatto prima di cadere stecchito su un palco di karaoke, segnando così l'inizio del disfacimento della vita del povero Ciccio. Mr. Nancy ha lasciato a Ciccio Charlie delle "eredità", come l'estraneo alto e di bell'aspetto che compare alla porta di Charlie e che si scopre essere il fratello che lui non ha mai conosciuto. Un fratello completamente diverso da Charlie che gli insegnerà a lasciarsi andare e a divertirsi, proprio come faceva il caro papà.

  • 2007 InterWorld (serie InterWorld vol.1)

Alcuni pensano che Joey sia strano. Altri che viva in un mondo parallelo. E non hanno torto. Un giorno infatti Joey finisce in una realtà in cui uomini che fanno surf su dischi volanti lo inseguono, e un misterioso eroe lo salva conducendolo in un'altra dimensione. Sarà lui a rivelargli questa nuova, invisibile verità: ogni volta che si profila un bivio, l'universo si scinde in una serie infinita di mondi possibili, che solo i Camminatori come Joey possono attraversare. Mondi in cui si possono avere le ali, la pelliccia di un lupo, lamine metalliche al posto della pelle o semplicemente essere la propria versione maschile o femminile. Ma agli estremi opposti di questo insieme di mondi imperano due universi in guerra tra loro: ESA, pervaso di magia, e il mondo binario, governato dalla tecnologia. Riuscirà l'InterMondo, l'esercito creato dai Camminatori, a proteggere l'equilibrio dei mondi sopravvivendo alle feroci creature che ne sorvegliano i confini?

  • 2008 The Graveyard Book - vincitore Hugo Awards

Ogni mattino Bod fa colazione con le buone cose che prepara la signora Owens. Poi va a scuola e ascolta le lezioni del maestro Silas. E il pomeriggio passa il tempo con Liza, sua compagna di giochi. Bod sarebbe un bambino normale. Se non fosse che Liza è una strega sepolta in un terreno sconsacrato. Silas è un fantasma. E la signora Owens è morta duecento anni fa. Bod era ancora in fasce quando è scampato all'omicidio della sua famiglia gattonando fino al cimitero sulla collina, dove i morti l'hanno accolto e adottato per proteggerlo dai suoi assassini. Da allora è Nobody, il bambino che vive tra le tombe, e grazie a un dono della Morte sa comunicare con i defunti. Dietro le porte del cimitero nessuno può fargli del male. Ma Bod è un vivo, e forte è il richiamo del mondo oltre il cancello. Un mondo in cui conoscerà l'amicizia dei suoi simili, ma anche l'impazienza di un coltello che lo aspetta da undici lunghissimi anni...

  • 2013 The Silver Dream (serie InterWorld vol.2)
  • 2013 The Ocean at the End of the Lane - vincitore libro dell'anno (UK), Nebula Award

Sussex, Inghilterra. Un uomo di mezza età ritorna alla casa della sua infanzia per un funerale. Sebbene la casa non ci sia più da un pezzo, l'uomo è irresistibilmente attratto dalla fattoria in fondo al sentiero, dove a sette anni aveva conosciuto una ragazza fuori dal comune - Lettie Hempstock -, sua madre e sua nonna. Erano decenni che non pensava più a Lettie. Eppure non appena si siede vicino allo stagno (quello stagno che lei sosteneva essere un oceano) accanto alla vecchia fattoria in rovina, ecco che il passato ritorna con i suoi ricordi, troppo strani, spaventosi e pericolosi per essere ricordi di episodi davvero successi a qualcuno, tanto meno a un ragazzino.
Quarant'anni prima un uomo, un inquilino della casa di famiglia, aveva rubato la loro auto, dentro la quale si era suicidato proprio in fondo al sentiero. Quella tragica morte aveva evocato antiche forze che andavano lasciate in pace. Si erano scatenate oscure creature che venivano da chissà dove e il narratore era dovuto ricorrere a tutte le sue risorse per sopravvivere. L¿orrore più terribile e minaccioso aveva creato devastazioni indicibili. E lui, ai tempi solo un ragazzino, disponeva come unica difesa di tre donne che vivevano in una fattoria in fondo al sentiero... La più giovane di loro affermava che lo stagno è un oceano. La più anziana si ricordava del Big Bang.

  • 2015 Eternity's Wheel (serie InterWorld vol.3)


Ha scritto inoltre numerosi libri per bambini e racconti.



sabato 20 febbraio 2016

[Recensione] La Spada Perduta - Bernard Cornwell

Titolo: La Spada Perduta
Autore: Bernard Cornwell
Serie: Il romanzo di Excalibur - Vol 5
Editore: Mondadori
N° Pagine: 364
ISBN-10: 8804528788
Genere: Storico





*** ATTENZIONE, la recensione può contenere spoilers dei volumi precedenti *** 









Siamo alla resa dei conti, l’enorme esercito dei sassoni ha invaso la Dumnonia, Artù, Derfel e tutti i valorosi guerrieri britanni si preparano per la battaglia. Il piano iniziale di Artù, attirare i nemici su un terreno a lui favorevole e accerchiarli, fallisce, ma per un caso fortuito (o forse era quello il vero piano di Artù?) i nemici vengono attirati da Derfel al Monte Baddon e li assediano per giorni il piccolo esercito dei difensori, che combatte per la sua sopravvivenza e quella delle famiglie al seguito. Nonostante la superiorità numerica del nemico, Derfel ha a disposizione l’astuzia di Ginevra, il terreno favorevole e la famosa cavalleria di Artù per opporre una strenua resistenza.
Oltre a questo, ancora una volta un oscuro nemico si fa avanti a minacciare la Dumnonia. Stavolta tocca a Mordred, il “re senza potere” che torna da oltre il mare con un esercito di sbandati per uccidere Artù e prendere finalmente il regno che gli spetta. Contemporaneamente Nimue, l’amica d’infanzia di Derfel e amante di Merlino sconfigge il vecchio druido rubandone il potere e costruisce un esercito di folli per recuperare Excalibur, la magica e potentissima spada.




Questo ultimo volume della serie ci racconta quasi esclusivamente la grande battaglia contro i sassoni e la battaglia finale contro Mordred, ma anche se gli scontri la fanno da padrone, non si riduce tutto a essi: gli intrighi del re e la follia di Nimue sono parte fondamentale della storia e tengono unita la trama con doppio intreccio narrativo.
Il volume è scritto sempre ottimamente con valide basi storiche citate a fine libro dall’autore, ovviamente con relative licenze poetiche per romanzare il tutto e coprire i buchi che ancora gli storici non riescono a spiegare.
Il libro quindi non delude, l’autore ci da quello che volevamo: grandi battaglie, grandi eroi e quel pizzico di magia a metà tra il caso, la superstizione e la previsione di eventi scontati, elementi che ci hanno accompagnato lungo tutta la saga e qui accentuati a discapito di una trama meno intricata, che comunque non è punto negativo vista la grande scorrevolezza della lettura e l’intensità degli eventi narrati.




mercoledì 17 febbraio 2016

Intervista a Robin Hobb



Sperling & Kupfer, l'editore dell'ultimo romanzo di Robin Hobb: L'assassino - Il Ritorno, ha pubblicato sul suo blog (vedere la fonte a fine articolo) una breve intervista all'autrice dell'ultimo romanzo su Fitz Lungavista. Per chi non conosce l'autrice (mannaggia!!) o se volete qualche informazione in più, vi linko alla pagina dedicata qui sulla Porta: Robin Hobb



DOMANDA: Da dove è nata l’idea di creare il Reame degli Antichi? E, in più in generale: perché ha scelto il fantasy e non un altro genere?

Oh, questa è una fregatura! Sono due domande belle lunghe, non una sola!


Il Reame degli Antichi non è un’idea in sé, ma l’evoluzione di un’idea. Le mie storie iniziano sempre con un personaggio che deve affrontare un problema. Il mondo in cui il personaggio è calato viene svelato via via che iniziamo a prendere familiarità con lui o con lei. Scopriamo la famiglia e gli amici del personaggio, la sua professione, dove vive, l’estrazione sociale, il modo di vestire, l’economia della regione in cui vive, il tipo di governo, la geografia di quell’area, in particolare, e di quel mondo, in generale.

Pertanto, da scrittrice, creo il mondo in cui la storia si svolge come estensione di un personaggio. Se ci pensate, vi accorgete che lo stesso è vero anche per noi, nella vita di tutti i giorni. La mia visione del mondo è plasmata da tutte quelle stesse cose, e se io fossi nata in una famiglia diversa, in una parte del mondo diversa da quella in cui mi trovo ora, quella stessa visione sarebbe parecchio diversa da quella attuale.

Perché scrivo fantasy?

Scrivo fantasy perché mi permette di inventare la mia storia per il lettore senza limiti o idee prestabiliti. Il fantasy consente allo scrittore di lavorare su una tela completamente intonsa.
Se io inizio una storia con una frase riguardo un re italiano, un giovane cattolico, uno schiavo del Mississippi o un colono ebreo, il lettore subito fa delle supposizioni e prova simpatia o antipatia per il personaggio. Ad esempio, un re italiano è calato in un certo periodo storico. Leggendo, dunque, si balza subito alle conclusioni riguardo gli abiti, il cibo e lo stile di vita delle persone di quel periodo. Ma, se io inizio una storia parlando del re di Calursoria, il lettore si ferma e aspetta che sia lo scrittore a fornire gli elementi che gli mancano; quindi, è pronto a credere che il re sia scelto dal caso e governi per un solo anno prima di essere sacrificato a un dio. Ora, non importa che chi legge provi pietà per il re o ne sia intrigato, quel che conta è che è pronto a seguirmi dentro la storia. Solo con il genere fantasy uno scrittore può distogliere completamente il lettore dalla realtà e creare un nuovo mondo e, forse, persino nuove idee. Questo non vuol dire che chi scrive possa prendersi troppe libertà e dire “Oh, dopotutto si tratta solo di fantasy. Il lettore crederà che una ragazza possa portare in spalla il suo cavallo o che si possa tagliare la gola a un uomo facendolo sopravvivere.” Ci sono delle regole da rispettare. Non si possono infrangere le leggi della fisica o del buon senso a meno che lo scrittore prima non stabilisca delle regole per cui una ragazza possa sollevare il cavallo (una forza magica) o un uomo non muoia dissanguato.
Dunque, il fantasy offre a uno scrittore un’ampia gamma di possibilità nel plasmare un mondo o una situazione.

"Svegliati amico" - tratto da "Il Viaggio dell'Assassino" - deviantart


DOMANDA: Come mai ha deciso di tornare a Fitz con una nuova trilogia?

La prima e più importante ragione di ciò è che c’era ancora qualcosa da raccontare. I tempi erano maturi per tornare a Fitz e al Matto. Quando, nel corso degli anni, mi sono cimentata con il Reame degli Antichi, ho scritto i libri in ordine cronologico. Dunque, i fatti che accadono nella trilogia di Fitz e del Matto avvengono dopo “Le Cronache delle Giungle della Pioggia”, e per me la loro è la storia che più mi preme raccontare ora.




DOMANDA: Quali sono le differenze tra questa serie e le precedenti che hanno per protagonista Fitz? Come sono cambiati i personaggi?

Se dovessi trovare tutte le differenze, dovrei scrivere una trilogia solo su questo. Che è proprio quel che sto facendo! Non posso parlare qui di come sono cambiati i personaggi, altrimenti rivelerei troppo del libro. Gli anni sono passati, e il tempo ha lasciato il segno su tutti i personaggi proprio come succede per tutte le persone su questa terra. Sono passati sette anni dalla chiusa de Il destino dell’Assassino alla prima scena de L’assassino. Il ritorno. E, nel primo libro di quest’ultima trilogia, si svela un bel po’ di quel che è successo in tutto questo tempo.




DOMANDA: Ape Lungavista è una novità molto interessante. Da dove viene l’ispirazione per questo personaggio?

Le domande su che cosa abbia “ispirato” un personaggio o un luogo mi confondono sempre. Ape non l’ho immaginata prendendo spunto da qualcuno che conosco o ho conosciuto. Certo, ho una conoscenza generica dei bambini che ho acquisito nel corso di una vita, cosa naturale specialmente se uno è un genitore o un nonno. Ma Ape è del tutto frutto della fantasia. Se uno scrittore ambienta una storia in un mondo fantastico, penso che faccia un errore terribile a inserire un personaggio che esiste nel mondo reale. Il personaggio “reale” sarebbe un estraneo lì perché non è nato e cresciuto in quella cultura. Per me semplicemente non può funzionare.




DOMANDA: Fitz sostituirà Occhi-di-notte con un altro animale? (si può rivelare senza spoilerare?!)

Se io rispondessi sì o no a questa domanda, farei un super spoiler per la nuova trilogia.


Occhi-di-Notte


DOMANDA: A volte gli scrittori confessano che la scrittura ha per loro una funzione “terapeutica”. Lei ha un demone personale che esorcizza con la scrittura?

No. Scrivere è qualcosa che mi piace fare, ma non considero la scrittura una forma di terapia. Nelle mie storie, mi piace farmi una domanda, darmi una risposta ipotetica e poi sviluppare quella risposta in una storia per vedere se funziona oppure no. Nel racconto successivo, potrei dare una risposta ipotetica differente alla stessa domanda. Per me, l’atto dello scrivere è sempre legato a qualcosa da raccontare, niente di più, niente di meno.



DOMANDA: Lei è appassionata di astrologia? Ha mai pensato al segno zodiacale dei suoi personaggi?

La mia conoscenza dell’astrologia è molto superficiale, si limita agli oroscopi che trovo sui giornali. Quindi, non ho mai considerato quella domanda. Inoltre, visto che i miei racconti sono ambientati in un mondo totalmente diverso dal nostro, l’astrologia di questo mondo, valida per questo universo, si potrebbe applicare lo stesso?

Veritas (Lungavista)


DOMANDA: Lei è molto gentile con i suoi fan sui social network e la ringrazio molto per questo. Nonostante la sua gentilezza, lei nei suoi libri ha descritto alcune scene molto cruente! Come è riuscita a farlo?

La vita è fatta tanto di crudeltà, quanto di gentilezza. Scrivere una storia che contenga solo una o solo l’altra mi sembrerebbe davvero strano. Quando scrivo, la storia segue una logica sua, di questo tipo: “che cosa succederà poi?” E qualche volta accade qualcosa di molto triste, difficile o duro. Evitare tutto ciò e risparmiare al protagonista tutto il dolore o tutte le difficoltà non mi sembra molto giusto nei confronti del lettore e, credo, renderebbe il libro molto noioso. Tutti noi abbiamo avuto giorni in cui accade un disastro dietro l’altro. Ad esempio, sono in ritardo al lavoro, il bambino si ammala, mi si buca una ruota e inizia a piovere a dirotto proprio quando mi accorgo che anche la mia ruota di scorta è a terra. Quindi, talvolta, sì, eventi terribili a catena accadono ai personaggi. Ma, se uno toglie questi eventi dal libro e protegge i personaggi da tutto il dolore, non rimane molto da raccontare.



DOMANDA: Perchè ha deciso di scrivere sotto pseudonimo? E perché ha scelto il nome “Robin Hobb”?


Oh, questa è una domanda a cui ho risposto moltissime volte! Quindi, ve lo dirò di nuovo!
Robin Hobb

Quando ero agli inizi della mia carriera di scrittrice, usavo il mio vero nome: Megan Lindholm. E scrivevo diverse cose: articoli di giornale, storie per bambini, poesie, e racconti fantasy, più o meno lunghi. Persino qualche storia di fantascienza. Quando mi cimentavo con il fantasy, ne scrivevo di tutti i tipi. Le mie storie avevano recensioni molto positive, ma non vendevano granché. I miei lettori non sapevano mai che genere di racconto gli avrei proposto in seguito.

E poi ho iniziato a lavorare alla trilogia dei Lungavista. E sia il mio agente che il mio editor mi dissero: «Questo è qualcosa di completamente diverso rispetto a tutto quello che hai scritto in passato. Perché non ci inventiamo uno pseudonimo per differenziarlo dai tuoi lavori precedenti?» E l’idea mi ha intrigato subito.

Mi sono divertita parecchio a scegliermi un nuovo nome. Volevo che fosse un nome evocativo, ma non solo. Volevo che fosse corto, così sarebbe stato stampato bello in grande sulla copertina! E ho scelto di far iniziare il cognome con la lettera “H”, così i miei libri sarebbero stati posizionati sui ripiani intermedi in libreria, non troppo in alto ma nemmeno troppo in basso. Per quanto riguarda il nome, abbiamo scelto Robin, che significa pettirosso e fa venire in mente la primavera, Robin Goodfellow, meglio noto come Puck, e infine Robin Hood, certamente. Dopo aver stabilito Robin come nome, ci siamo decisi per Hobb come cognome, perché ha un bel suono, gentile, (in inglese hob è il fornello, perciò quando lo pronuncio penso alla frase “metti il bollitore sul fornello”) e per l’insolito rimando agli hobgoblin! Mi piaceva anche come suonavano insieme i due nomi. Mi sono divertita davvero molto a inventarmi una nuova identità!



DOMANDA: Robin, un saluto da un membro di www.bloodmemories.it . Perché ne L’assassino. Il ritorno ci sono così pochi riferimenti agli eventi politici che accadono in altre parti del tuo mondo? So che Fitz si è ritirato a Giuncheto, ma speravo di leggere qualcosa su Calched e sulle Rive Maledette in questo libro e nel seguito, visto che hanno un legame con Umbra.

Credo che ogni libro offra una chiave di lettura al lettore. Ne  L’assassino. Il ritorno, Fitz si trova calato in un ambiente domestico, una sorta di isola felice. Ha deciso di ritirarsi dalla politica di Castelcervo e sta cercando un po’ di pace. Fitz è abbastanza ostinato nell’evitare di venire a contatto con gli intrighi della corte, poiché sa che, se si lascia coinvolgere anche solo un po’, ci finisce dentro fino al collo.

Quando scrivo in prima persona, penso che sia molto importante limitarmi al punto di vista del narratore. Il lettore può vedere solo con gli occhi di quel personaggio e sapere solo quel che lui decide di condividere. Pertanto, ci sono dei riferimenti ai problemi con i draghi delle Rive Maledette e con Calched, ma, dal momento che Fitz ha distolto la sua attenzione da quelle questioni, il lettore è costretto a fare altrettanto.

   

DOMANDA: Cara Robin, da amante dei gatti come te, posso farti una domanda personale? Ricordo che Pi è stata co-autrice di tutti i libri su Fitz e sul Matto e che se ne stava seduta sulle tue ginocchia, miagolando contro di te se stavi per troppo tempo lontana dalla scrivania. Dunque, nella stesura di quest’ultima trilogia, Diego si è dimostrato all’altezza di Pi? La tua gatta manca anche a Fitz e al Matto?


Pi ha condiviso con me molti anni felici. È stata dura perderla, ma nessuno vive per sempre, e sfortunatamente i nostri cani e gatti hanno una vita molto più breve rispetto alla nostra. Diego non potrà mai sostituire del tutto Pi; non esistono due gatti identici, proprio come non esistono due bambini identici!

A Diego piace saltare sulla scrivania e sdraiarcisi sopra per occupare ogni angolo libero che riesce a raggiungere. Se lo ignoro, allunga una zappa e mi graffia con le sue unghiette. Se prendo dal cassetto un tronchesino per animali, scappa alla velocità della luce, lasciando dietro di sé una scia di fogli svolazzanti. Il suo scherzetto peggiore consiste nel sedersi sulle mie ginocchia e nel ribaltarsi sulla schiena. È troppo grosso per fare una cosa del genere, perciò comincia a scivolare giù, da una parte o dall’altra, e mi tocca prenderlo al volo. E di certo non posso scrivere al computer mentre lo faccio!

Un’altra cosa che adora fare è sedersi sulle zampe posteriori e affilarsi le unghie sul mio schedario, graffiando tutti i bordi. Ammetto che sia un po’ viziatello, ma mi tiene molta compagnia quando faccio le ore piccole nel mio studio.

Paragon e Ambra (Borgomago)


DOMANDA Ciao Robin! La descrizione di Giuncheto è molto dettagliata e, per la prima volta, nei tuoi libri c’è una pianta dell’edificio (e persino un disegno della facciata). Hai tratto ispirazione da un edificio reale?

L’idea della pianta è stata del mio editor. Io sono tremenda a disegnare. Le mappe non sono proprio il mio forte. Ne ho disegnata una solo perché lei mi ha suggerito di provare a farlo ed è stato allora che mi sono accorta che molte descrizioni del libro erano prive di senso! Quindi, quando ho abbozzato la posizione delle stanze e il loro nome, ho ripreso in mano il testo e ho sistemato le descrizioni in modo da permettere al lettore di immaginarsi l’ambiente in cui si muovevano i personaggi. La bella illustrazione della pianta dell’edificio che c’è nel libro è opera di Jackie Morris, che si occupa anche delle copertine inglesi. È decisamente più elegante e sofisticata dell’orrendo scarabocchio pieno di cancellature che le ho mandato come base su cui lavorare. Non penso che un edificio come quello di Giuncheto esista davvero. Sarebbe un incubo per qualsiasi architetto!



DOMANDA: Ciao Robin! Sono un membro di Bloodmemories. Ho avuto la fortuna e il piacere di incontrarti a Parma, anni fa. Dopo aver letto Il risveglio dell’assassino, mi sono interessato al background del Matto. A che cultura ti sei ispirata per creare il suo personaggio? Ti sei ispirata alla realtà?

Il Matto è un buffone di corte, è un jolly, e uno scherzo del mio cervello di scrittrice. È un personaggio che non ho creato volontariamente. Semplicemente, lui si presenta in una scena e inizia a parlare, e io non ho proprio idea di dove voglia andare a parare o di cosa possa rivelare di sé. Quindi, nessuna cultura particolare l’ha influenzato, e di certo non la realtà!



DOMANDA: Cara Robin, nel Regno degli Antichi hai una visione particolare del tempo e della storia. Ti sei ispirata a una corrente filosofica in particolare? Grazie!

Forse anche in Italia esiste un detto simile a quello inglese: «Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla». L’ho sentito spesso ripetere, crescendo. Ma ho iniziato a chiedermi se non sia forse più vero il contrario. E se le nuove generazioni potessero metter da parte, dimenticandoli, l’odio e gli errori del passato? A volte, mi sembra che nel mondo si continuino a combattere sempre le stesse guerre, tra le stesse fazioni, perché si continuano a ricordare le differenze, e le offese arrecate da un gruppo a un altro. Insomma, spesso tutto si riduce a una questione di vendette. Allo stesso modo, a Castelcervo e nei Sei Ducati, c’è il detto «Prima o dopo, si finisce sempre per fare una guerra con Calched». Ed è solo un esempio.

Devo dire che non c’è una teoria o idea filosofica precisa alla base della storia. Io distinguo tra la Storia – con la S maiuscola – e le storie. Adoro scrivere di fatti interessanti che succedono, di come possano svolgersi in un mondo fantastico, e delle conseguenze che possono provocare. Dunque, in verità, per me si tratta solo di raccontare una storia.



lunedì 15 febbraio 2016

[Recensione] La Dimora Fantasma - Steven Erikson

Titolo: La Dimora Fantasma
Autore: Steven Erikson
Serie: Il Libro Malazan dei Caduti vol. 2
Editore: Armenia
N° Pagine: 860
ISBN-10: 883443028X
Genere: Epic fantasy















A cura di Diego (Joker 4)

Tra quei  lettori che hanno deciso che Il Libro Malazan dei Caduti sia una storia da meritare per una seconda 
volta la loro attenzione probabilmente ci siete anche voi che leggete queste righe. Se vi state chiedendo se sia o meno la scelta giusta, le pagine di Steven Erikson vi daranno la risposta che cercate. Attendere una risposta 
affermativa ad ogni costo è quanto mai azzardato visto che Erikson prende tutto ciò di cui è composto I Giardini 
della Luna e lascia che esploda in questo secondo capitolo. Andiamo per gradi.

Nel continente di Sette Città sta per nascere una rivolta in seno all'Impero Malazan, pochi mesi dopo le guerre 
di Genabackis. I rivoltosi di tutto il continente sono in fermento per il possibile arrivo di Dryjhna, l'ascendente 
portatrice dell'Apocalisse, incarnata nella donna di nome Sha'ik. 
Mentre sullo sfondo si dipanano gli eventi della guerra, il Violinista e Kalam scortano il ladro Crokus e la 
pescatrice Apsalar nella terra di Ehrlitan via nave, promettendo loro che la loro destinazione finale sarà Quon 
Tali, la terra natale della ragazza. Tuttavia le intenzioni degli ex Arsori di Ponti sono altre, dopo lo scioglimento 
del loro gruppo armato a Genabackis. 
Felisin Paran è anch'essa in viaggio dallo stesso continente verso Sette Città, imprigionata insieme ad altri nobili e condotta su una nave di schiavi secondo il volere di Laseen, attuato dal nuovo Aggiunto dell'Impero: Tavore Paran, sorella maggiore di Felisin.




A cura di Diego (Joker 4)

Il secondo tomo delle storie Malazan cambia aspetto per alcuni dettagli. La Dimora Fantasma è un seguito e 
temporalmente si posiziona dopo gli eventi del primo libro, eppure le storie sono completamente nuove, il 
continente è cambiato e le vite di cui si narra sono altre, eccezion fatta per i protagonisti in viaggio da 
Darujhistan (e ovviamente Laseen e chi le sta intorno). Non vedremo dunque molti dei personaggi già 
comparsi e le vicende ad essi legate sono per il momento rimandate.
Erikson cambia gli spazi e li amplia a dismisura. Siamo nelle terre desertiche e polverose di Sette Città, il cui 
cuore è il bruciante deserto di Raraku. In questo contesto si svolgono tante vicende lontane giorni e giorni di 
cammino le une dalle altre e profondamente diverse tra loro. Infatti se da una parte seguiremo le avventure di 
coloro i quali hanno tagliato i ponti con l'Impero (Violinista e Kalam), dall'altra vivremo la crudeltà della guerra 
attraverso gli occhi dello Storico Imperiale Duiker. L'epica della guerra sullo sfondo porta avanti le sorti 
dell'Impero di Laseen, mentre in primo piano le avventure di singoli uomini e donne srotolano il gomitolo di 
misteri  in ombra; il tutto è sempre condito da dosi massicce di magia ma meglio spalmate rispetto al 
precedente capitolo.
La compagnia del Violinista e le vicissitudini di un paio di volti nuovi, Mappo e lo Jahgut Icarium, approfondiranno la componente magica della saga e tutti i relativi costrutti intorno ad essa, a partire dalla costruzione magica di nome Azath comparsa alla fine del precedente racconto ma mai approfondita.
L'autore continua a seminare molliche di pane come fossero indizi che a rigor di logica dovrebbero portare ad 
una risposta, la quale tuttavia sarà foriera di ulteriori domande. Erikson spiega ma mette in costante discussione ciò che crea, lasciando che sia il lettore a ricostruire parte del suo mondo.
Ciò che non sta scritto tra le righe è dunque importante. Ma non dimentichiamoci della scrittura: le parole su carta (su schermo per chi sceglie il digitale) mostrano un netto miglioramento rispetto al precedente lavoro. Il
libro scorre bene, supportato da una scrittura evidentemente migliorata e più equilibrata nella scelta delle 
descrizioni e dei dialoghi. Inoltre la gestione degli eventi si fa più chiara ed è più semplice seguire anche i 
momenti che Erikson vela di mistero e a volte non spiega affatto, lasciando nella pagina un vuoto di dubbi e 
supposizioni, senza generare frustrazione nel lettore (o almeno a coloro che hanno imparato a conoscerne i 
modi). Si consiglia di seguire bene gli eventi e affidarsi, per quanto serva, ai glossari all'inizio e in appendice del libro.
Il testo non è esente da difetti, uno tra questi ancora una generale confusione (a voler essere pignoli) in alcuni 
punti della trama che spezzano il racconto e affaticano la lettura*. Fortunatamente l'autore tira bene i fili dietro alle sue creazioni e i point of view non si accalcano sconclusionatamente, tagliando la lettura in momenti che 
esaltano la sospensione del racconto.
La Dimora Fantasma conferma gli ottimi propositi solamente intravisti col primo libro, ed esalta l'enorme 
mondo di Malaz, riempiendolo di ulteriori sfaccettature. A fine lettura saranno i dubbi e la voglia di leggerne 
ancora a tormentarvi.

*Tali problemi potrebbero anche derivare dalla traduzione italiana, ma non avendo visionato il testo originale 
non posso pronunciarmi. Nell'edizione Armenia sono tuttavia presenti refusi numerosi.



A cura di Beps (Kaladin)

Continua il mio viaggio nel mondo Malazan di Erikson con il secondo capitolo della sua opera LA DIMORA FANTASMA.
Dopo gli eventi avvenuti nei “Giardini” l’autore cambia continente e ci si ritrova a Sette Città, sull’orlo di una ribellione.
Se nel primo libro ci ho messo 200 pagine per iniziare a comprendere il mondo (davvero complesso) creato da Erikson qui ce ne sono volute solo una 30ina, merito di uno stile di scrittura sicuramente cresciuto e di un tema e una situazione molto più drammatica rispetto al primo.
La dimora fantasma non è un libro semplice, non lo è perché determinate situazioni l’autore dipinge delle scene al limite con l’horror, il sangue scorre a fiumi, la violenza è perseverante toccando apici che poche volte ho letto (Abercombie è violento, ma la sua violenza è sempre condita con distaccata ironia).
Quando parte la ribellione è un tumulto, una lettura mozzafiato dove la fuga tra atroci massacri non da un attimo di tregua. La guerra, non intesa come guerra di conquista, ma intesa come ribellione contro il conquistatore, contro gli occupanti, è peggio di qualsiasi altra cosa, perché cova vendetta, cova rancore e quando si scatena non esistono regole militari o onore. Esistono massacri senza obiettivo, donne, vecchi, bambini.
L’ultimo esercito Malazan, comandato da Coltaine (assolutamente immenso, che spettacolo) ha un compito impossibile, scortare i civili alla salvezza… la catena dei cani, come verrà poi chiamata. La sua marcia, la sua resistenza, le difficoltà, morte e salvezza, vendetta e redenzione con un epilogo maestoso (l’arrivo ad Aren ti strappa il cuore). Il tutto raccontato da Duilker (anche lui che personaggio!) storico imperiale con una maestria che nel primo libro è mancata. Infatti questa volta Erikson non tralascia le descrizione, determinate situazioni non le scrive le dipinge
Assistiamo poi alla fuga di Felisin ed Heboric, una fuga ai limiti dell’umano dove la loro sete, la loro sofferenza buca le pagine è però questa la storyline che abbassa il voto finale del libro, perché Erikson qua cade nel difetto di essere troppo fumoso e poco chiaro. La fuga dalle Cave di Otataral, il viaggio fino alla costa, il salvataggio da parte di Kulp e il ritrovamento della Silanda (horror allo stato pure, un atmosfera di paura che mi sfiorava il collo) poi però inizia a perdersi e si ha l’impressione di aver saltato qualche passaggio..
C’è anche da menzionare il viaggio di Mappo e Icarium, il sentiero della mani e la ricerca di Tremorlor
Tornano poi alcuni personaggi letti nel primo, il Violinista, Kalam, Apsalar e Crokus.
Kalam si rivela un personaggio straordinario, la sua missione e il suo viaggio, le sue azioni..
Il violinista con la sua umanità è un altro che ti entra dentro.

Insomma tantissima carne al fuoco, mai noioso, mai banale con dei passaggi e delle situazioni ai confini con l’horror.. il finale poi è epico, mostruoso e non tutti i misteri verranno chiaramente rivelati (anche se molti riferiti al primo libro sono stati chiariti).
Ci sarebbero molte altre cose da dire (stiamo parlando di un libro di 900 pagine) ma mi fermo per non iniziare a divagare, FANTASY PURO, bellissimo, cattivo e adulto. 4 stelle e mezzo (perché odio non aver capito determinati passaggi).